Io vedo emozioni di altri comparire e andarsene con il preciso schema e il preciso andamento che mi è stato spiegato nella lezione di mercoledì scorso: inizio, breve durata, finale disteso.
Invidia, forse, sento pensandoci.
In me ogni emozione, primaria o secondaria, è una forza ignota e incontrollabile che prende il comando sul mio corpo i cui gesti sono significativi ma ahimè sempre fraintesi da chi non conosce queste eruzioni vulcaniche di portata sconvolgente, ed è sempre così e dura anche molto a lungo.
Il mio cervello funziona in maniera diversa dai normocervelli, ma non per questo funziona meno. Nel manifestare le emozioni, risponde forse esageratamente a causa di un eccesso di stimoli che si scaricano in uscita attraverso i gesti scomposti che conoscete. Ma volevo ugualmente far conoscere un modo di vivere le emozioni che non si trova sui libri di scuola, come tante altre cose “strane” di noi “diversi” che chissà perché si preferisce gettare nel cestone dell’incomunicabilità, in attesa che un potente aspirapolvere si risucchi via tutto…
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giovedì 2 aprile 2009
sabato 28 marzo 2009
il pregiudizio
Il pregiudizio.
Dato che lo vivo sulla mia pelle, lo conosco bene, il pregiudizio. Ne riflettevo anche oggi a scuola, mentre i miei compagni svolgevano il compito che io farò lunedì, per via che sabato con me c’è l’assistente specialistica e non l’insegnante di sostegno. E state attenti che non è un modo di agevolarmi, ma solo una conferma della paura dei miei insegnanti di vedermi raggiungere un buon risultato.
Io appartengo a quella categoria di esseri non verbalizzati e dotati di pochi mezzi da un creatore un po’ distratto, che però, dotandoci anche di molta capacità di pensiero, ci ha messi di fronte a un’infinita gamma di opportunità, raggiungibili con i giusti sostegni.
Già lo scorso anno, con mia sorpresa, ho vissuto il rifiuto da parte di alcuni insegnanti; da parte di tutti l’opposizione al mio modo di esprimere, scrivendo con la facilitazione, il mio pensiero. Ho riflettuto a lungo in questi brutti mesi di seconda, in cui di tutto vien fatto per bocciarmi poiché io devo tornare a far parte degli esseri nonpensanti, voglio dire di quelli che lo stereotipo ritiene tali, e che accettano il posto che vien loro assegnato. E riflettendo ho capito che faccio paura al gruppo degli insegnanti, dato che… se uno come me dimostra di capire e pure magari è bravo, dove va finire quel loro potere di decidere “per il mio bene”, dove va a finire la loro superiorità già minata da altri eventi scolastici? Ci mancherebbe la rivolta dei disabili gravi…
Insomma il pregiudizio qui ha la funzione di tenerci buoni, con tutti i mezzi a disposizione, e la scuola ne ha tanti.
Io sono cresciuto e lavorerò contro questi stereotipi e pregiudizi, per una scuola di tutti. Ma come faranno coloro che agiscono con tanta premura per impedirmi d andare avanti, a trarre soddisfazione dal loro lavoro? Non sarà che il pregiudizio si ritorcerà contro di loro, facendo più danno a loro che a me?
Dato che lo vivo sulla mia pelle, lo conosco bene, il pregiudizio. Ne riflettevo anche oggi a scuola, mentre i miei compagni svolgevano il compito che io farò lunedì, per via che sabato con me c’è l’assistente specialistica e non l’insegnante di sostegno. E state attenti che non è un modo di agevolarmi, ma solo una conferma della paura dei miei insegnanti di vedermi raggiungere un buon risultato.
Io appartengo a quella categoria di esseri non verbalizzati e dotati di pochi mezzi da un creatore un po’ distratto, che però, dotandoci anche di molta capacità di pensiero, ci ha messi di fronte a un’infinita gamma di opportunità, raggiungibili con i giusti sostegni.
Già lo scorso anno, con mia sorpresa, ho vissuto il rifiuto da parte di alcuni insegnanti; da parte di tutti l’opposizione al mio modo di esprimere, scrivendo con la facilitazione, il mio pensiero. Ho riflettuto a lungo in questi brutti mesi di seconda, in cui di tutto vien fatto per bocciarmi poiché io devo tornare a far parte degli esseri nonpensanti, voglio dire di quelli che lo stereotipo ritiene tali, e che accettano il posto che vien loro assegnato. E riflettendo ho capito che faccio paura al gruppo degli insegnanti, dato che… se uno come me dimostra di capire e pure magari è bravo, dove va finire quel loro potere di decidere “per il mio bene”, dove va a finire la loro superiorità già minata da altri eventi scolastici? Ci mancherebbe la rivolta dei disabili gravi…
Insomma il pregiudizio qui ha la funzione di tenerci buoni, con tutti i mezzi a disposizione, e la scuola ne ha tanti.
Io sono cresciuto e lavorerò contro questi stereotipi e pregiudizi, per una scuola di tutti. Ma come faranno coloro che agiscono con tanta premura per impedirmi d andare avanti, a trarre soddisfazione dal loro lavoro? Non sarà che il pregiudizio si ritorcerà contro di loro, facendo più danno a loro che a me?
venerdì 17 ottobre 2008
un posto nel mondo
Poiché vedo fermenti nuovi in giusta difesa della nostra scuola, dico la mia in questo spazio, invitandovi a leggerlo. La scuola rappresenta il trampolino di lancio per entrare a far parte della società, e tutti abbiamo diritto ad entrarci. Noi ragazzi saremo un giorno responsabili di questo mondo che va verso lo sfacelo, così ci verrà purtroppo lasciato; e la ministra Gelmini vuole lasciarci anche privi di strumenti, magari con un bel grembiulino e un sette in condotta per coprire le magagne di potenti disattenti... per non parlare di noi disabili, che pensa di relegare in comodi ghetti dove ci specializzeremo nel nulla o nel poco che il nostro lento cervello ci consentirà.
Ma noi non ci stiamo. Noi disabili vogliamo, come gli altri, una scuola che rispetti il nostro diritto all'istruzione, perché vogliamo entrare a pieno titolo nella società e far sentire i nostri pensieri, pensieri che vale la pena di ascoltare. Ai ministri votati al risparmio sulla nostra pelle, dirò che noi non ci stiamo: vogliamo solo un posto nel mondo, e saremo forti e decisi nel conquistarcelo.
Un posto nel mondo
Grande è il cammino
da percorrere:
pianti e allegria
vestono il mio io deciso.
Fremo dal desiderio
di affrontare il mondo.
Ma noi non ci stiamo. Noi disabili vogliamo, come gli altri, una scuola che rispetti il nostro diritto all'istruzione, perché vogliamo entrare a pieno titolo nella società e far sentire i nostri pensieri, pensieri che vale la pena di ascoltare. Ai ministri votati al risparmio sulla nostra pelle, dirò che noi non ci stiamo: vogliamo solo un posto nel mondo, e saremo forti e decisi nel conquistarcelo.
Un posto nel mondo
Grande è il cammino
da percorrere:
pianti e allegria
vestono il mio io deciso.
Fremo dal desiderio
di affrontare il mondo.
domenica 8 giugno 2008
in un mio giorno scolastico
ciao, sono un ragazzo disabile che scrive con la tecnica chiamata comunicazione facilitata. Non c'è dubbio che io possa imparare molto a scuola, ma la scuola che frequento io, il liceo delle scienze sociali di Pontedera, non è dello stesso parere. Devo ringraziare per questo anche la neuropsichiatra infantile dell'ASL, che dice che sono un ritardato mentale grave che fa cose strambe che non dovrebbe saper fare. Ma che la sua diagnosi sia esotica lei, invece, e le mie capacità non siano poi così strane?
In un mio giorno scolastico ne vedo di tutte le specie... per fortuna per quest'anno è finita... ma finita con l'amaro dei dispiaceri di vedermi oggetto di bullismi... da parte delle prof di sostegno, altro che sostegno, signori miei, per loro sono l'ignobile ritardato che non vuole stare al suo posto.
Infatti non ci sto, punto in alto. Voglio scrivere dappertutto il mio pieno diritto all'istruzione, in vista anche del diritto a un lavoro e dei diritti di chi verrà dopo di me. E ce la farò, un grazie ai miei compagni di classe che mi hanno fatto sentire dei loro.
In un mio giorno scolastico ne vedo di tutte le specie... per fortuna per quest'anno è finita... ma finita con l'amaro dei dispiaceri di vedermi oggetto di bullismi... da parte delle prof di sostegno, altro che sostegno, signori miei, per loro sono l'ignobile ritardato che non vuole stare al suo posto.
Infatti non ci sto, punto in alto. Voglio scrivere dappertutto il mio pieno diritto all'istruzione, in vista anche del diritto a un lavoro e dei diritti di chi verrà dopo di me. E ce la farò, un grazie ai miei compagni di classe che mi hanno fatto sentire dei loro.
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